Periodo longobardo

DAL PERIODO LONGOBARDO AL X SECOLO

Tra la fine del IX e gli inizi del X secolo, si registravano vari attacchi da parte dei Saraceni, il più grave dei quali condotto nell’869 dall’ultimo emiro di Bari, Sawdan. Probabilmente in seguito a tale a tale incursione, il Santuario fu seriamente danneggiato.

L’imperatore Ludovico II (825-875) poco dopo intervenne direttamente concedendo ad Aione, arcivescovo di Benevento – da cui dipendeva il Santuario- i mezzi per restaurare l’ecclesia sancti Michaelis, ormai deserta e ruinosa.

Nell’ambito di tale ristrutturazione viene generalmente collocata la decorazione ad affresco di murature, archi e pilastri della scalinata monumentale che conduceva all’Altare delle Impronte. Pochi frammenti ancora visibili, in parte ancora in situ, in parte staccati durante i restauri degli anni Sessanta e collocati all’interno del Santuario.

Rappresentano elementi decorativi e soggetti diversi con evidente, ma ancora sconosciuto, significato simbolico. Quello meglio conservato è il cosiddetto Custos Ecclesiae, affresco rinvenuto e poi rimosso durante le indagini archeologiche eseguite nel Santuario.

L’ICONA A RILIEVO E IN RAME RAFFIGURANTE L’ARCANGELO MICHELE

Icona a rilievoRitrovato ai primi del secolo scorso in un recesso della Grotta, noto come “la cava delle pietre”, il rilievo in rame, probabilmente un dono votivo, raffigura l’Arcangelo Michele nell’atto di atterrare il demonio trafiggendolo con una lancia, oggi perduta (iconografia tipica dell’area garganica). Il rilievo, ritenuto localmente molto antico (VI secolo), è stato variamente datato dall’XI al XIII secolo, in considerazione dell’evidente origine normanna dei nomi di Roberto e Balduino incisi sul suppedaneo; di recente è stato accostato a miniature di ambito beneventano (X-XI secolo). Una datazione a cavallo tra X  e primo XI secolo risulta la più convincente. L’iscrizione può riferirsi a donatori normanni precocemente giunti in veste di pellegrini o essere stata aggiunta successivamente in occasione di un  restauro.

L’ITINERIO DEL MONACO BERNARDO

Di particolare rilievo è la testimonianza del monaco Bernardo, che in viaggio verso la Terra Santa, poco dopo la metà del IX secolo, si fermò a visitare il Santuario:

Quindi partiti (da Roma) giungemmo al monte del Gargano, dove, sotto un unico masso roccioso, al di sopra del quale crescono querce ricche di ghiande, è la chiesetta di San Michele, che, com’è noto, si dice sia stata consacrata proprio da lui. L’ingresso della chiesa, la quale può contenere cinquanta persone, è a settentrione.

All’interno, verso Oriente, c’è un’immagine dello stesso angelo; a mezzogiorno, poi, c’è un altare sul quale si celebra il sacrificio eucaristico e null’altro dono si può deporre. Ma v’è davanti allo stesso altare un vaso sospeso, nel quale si depongono i doni votivi: vicino ci sono gli altri altari. L’abate di questa chiesa si chiamava Benignato ed era capo di molti confratelli.”

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