I Pellegrinaggi

Vie e testimonianze

A partire da epoca altomedievale è attestato un considerevole flusso di pellegrini verso il Santuario micaelico del monte Gargano, di cui resta testimonianza nelle fonti epigrafe e letterarie. Qui è fissata la memoria storica collettiva di molte generazioni; esso costituisce un osservatorio privilegiato per ricostruire atteggiamenti mentali e aspetti della società medievale, in particolare la ricerca continua della materializzazione del culto e dello sviluppo del pellegrinaggio.

Visitata, fin dai primi tempi del culto, da pellegrini provenienti da luoghi più disparati (soprattutto d’Oltralpe), la Grotta garganica dedicata a San Michele divenne ben presto uno dei cardini non solo della geografia religiosa del Medioevo, ma anche della viabilità primaria. Le vie di pellegrinaggio che durante la cristianità portavano al Gargano, ricalcarono la stessa struttura varia che aveva veicolato i vari culti pagani presenti sulla montagna, numerose piste infatti collegavano le città costiere con quelle dell’interno. Il Santuario garganico, dunque, s’inserì lungo la direttrice per la Terra Santa, divenendo tappa intermedia dell’itinerario devozionale e penitenziale tipico dell’Altomedioevo, che si svolgeva secondo il trinomio salvifico: Homo (Roma, tomba degli apostoli Pietro e Paolo; a volte di San Giacomo a Compostela), Angelus (Gargano, Grotta di San Michele), Deus (Gerusalemme, sepolcro di Cristo).

IL continuo afflusso di fedeli alla Grotta contribuì a rendere il pellegrinaggio al monte un fenomeno di ampiezza europea: pellegrini provenienti dalla Francia, dalla Germania, dalla Spagna, dalle Isole britanniche e diretti a Roma o verso la Terra Santa, erano soliti fermarsi sul Gargano per venerare l’Arcangelo.

Le iscrizioni attestano come, accanto alle tappe dei pellegrini anglosassoni, indicate da Paolo Diacono e da Beda, compaia anche il promontorio pugliese.

I commenti sono chiusi.