Il Santuario Primitivo

La testimonianza letteraria
«Di buon mattinoarrivano con offerte, con grande devozione e preghiere, entrano nella grotta dalla parte australe; ed ecco si presenta ai loro occhi una lunga galleria rivolta a settentrione che raggiungeva un accesso al di là del quale abbiamo detto esserci le impronte impresse sulla pietra. Ma prima di arrivare là appare ad oriente una grande Basilica, alla quale si accede di gradino in gradino. Questa, con il suo portico, sembrava poter contenere circa cinquecento persone, e lasciava vedere, a metà parete, sul lato meridionale, un venerando altare, ricoperto di un piccolo manto rosso. L’ambiente era spigoloso, con le pareti non costruite secondo le consuetudini umane, ma scoscese come in una spelonca, irta di sporgenze, la volta poi si presentava rocciosa e di altezze diverse, tanto che in qualche punto si poteva toccare con la testa, in qualche altro, a stento, con la mano. Credo che in tal modo l’Arcangelo ci insegni che Iddio ricerca e preferisce non già il decoro delle pietre, ma la purezza dell spirito. La sommità del monte, poi, all’esterno in parte è coperta da un boschetto di cornioli, in parte si apre su di una verde pianura.» (Apparitio)

Il riscontro archeologico
Tracce consistenti, anche se frammentarie, degli ambienti descritti nell’Apparitio, furono rinvenute negli anni Cinquanta nel corso di scavi archeologici realizzati, per iniziativa del Capitolo, al di sotto del piano di calpestio della Grotta micaelica, dell’atrio e degli spazi adiacenti.
La cosiddetta “cripta A”, identificata con la longa porticus di accesso al Santuario altomedievale, corrisponde alla zona d’ingresso situata sotto l’atrio. Inizia  dalla parte ovest della Canonica, terminando, con la porta di bronzo, dopo circa quaranta metri, in corrispondenza dello spesso muraglione che sostiene il prospetto della navata angioina. La “cripta B” si estende al di sotto dell’attuale quota di calpestio della Grotta, per una ventina di metri, fin sotto l’attuale coro della Basilica ed i gradini dell’Altare del Sacramento. E’ divisa in tre vani, separati lateralmente da archi e pilastri, su cui sono visibili frammenti di decorazione pittorica ed un gran numero di iscrizioni incise. Una “scala tortuosa” garantisce il collegamento tra la “cripta B” e la “cripta C” – ultimo degli ambienti rinvenuti in direzione dell’altare -  sopraelevata e anch’essa divisa in vani. Negli ambienti messi in luce fu ritrovato un gran numero di testimonianze oggettuali, frammenti di affreschi ma, soprattutto, graffiti ed iscrizioni murali, contestuali all’utilizzo dei predetti ambienti. I graffiti, anteriori agli affreschi ai quali, in parte, risultavano sovrapposti, si trovano tanto lungo le pareti delle cripte denominate B e C, quanto sui pilastri di sostegno degli archi che fiancheggiano la cosiddetta “scala regia”, nonché la “scala tortuosa” e costituiscono le più antiche testimonianze di devozione da parte dei pellegrini della Montagna Sacra.

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