I Bizantina

I BIZANTINI

Tra la fine del X e la metà dell’XI secolo, il Santuario del Gargano si trovò ad essere nuovamente sotto il dominio dei Bizantini (seconda ellenizzazione), che tentarono di rivendicarne le origini. In questo clima si inquadrano due operette agiografiche, la Vita di S. Laurentii episcopi sipontini e una redazione greca dell’Apparitio . Nella prima, il personaggio cui l’Arcangelo era apparso tre volte è identificato con Lorenzo, vescovo di Siponto, imparentato con l’imperatore Zenone di Costantinopoli. Nella seconda, a proposito dell’episodio della battaglia, i Beneventani (Longobardi) assumono il ruolo di aggressori mentre in soccorso del Santuario, attaccato dai pagani, intervengono i Sipontini, sudditi dell’Imperatore d’Oriente. Il mito di Lorenzo si reincarna in Leone, primo arcivescovo di Siponto, promotore della rinnovata autonomia della sede sipontina rispetto a Benevento, alla quale era stata soggetta per duecento anni. Alla figura di Leone, che la tradizione vuole nativo di Monte Sant’Angelo, si rifaranno tutte le rivendicazioni di pari dignità vescovile del Santuario garganico e di Monte Sant’Angelo. Segni superstiti di un periodo di grande rilievo nella vita del Santuario, legato alla figura di Leone, sono i frammenti di suppellettile marmorea identica a quella commissionata dallo stesso arcivescovo della Basilica di Siponto.

L’AMBONE DI ACCEPTUS

Nel 1041 Acceptus realizzò per la chiesa dell’Arcangelo un raffinato ambone marmoreo; un’opera che andava a sancire quasi una sorta di gemellaggio con la Basilica sipontina, per la quale lo stesso scultore, due anni prima, aveva confezionato un esemplare analogo. L’opera, commissionata dall’arcivescovo Leone doveva avere la forma di una cassa a base rettangolare, sostenuta da quattro colonne e chiusa da lastre marmoree, poggianti su travi scolpite, delimitate da pilastri angolari e da una cornice di lato superiore. Al centro, frontalmente, campeggiava un lettorino: un’aquila ad ali spiegate che sosteneva un libro aperto, in funzione di leggio, sul quale è iscritta la data. Dall’ambone, smembrato in epoca imprecisata, sopravvivono alcuni frammenti conservati nel Lapidario. Mancano sicuramente all’appello le lastre del parapetto, le colonne d’appoggio e almeno due dei capitelli, oltre ad un pilastrino e ad una delle travi di appoggio.

L’iscrizione che corre sulle travi, ricostruita con gravi lacune, contiene uni invocazione all’Arcangelo e il nome dello scultore:

+HO/C MUNUS PARVUM CONFER/ SIBI TU/ PIE MAGNUM ATQUE POLIP/ …AM SCANDER FAC ANIMAM/

(SC)ULPTOR ET ACCEPTUS BULGO/ SIC NO/ MEN ADEPTUS POSCIT UT AT/…TIVI NULLO SENTIAT ICTUS

La raffinata esecuzione e la ieraticità delle forme delle due aquile reggi leggio superstiti, degli amboni gemelli eseguiti da Acceptus, rispettivamente per la Basilica di Santa Maria Maggiore a Siponto (1039) e per il Santuario garganico (1041), s’innestano nel solco della tradizione bizantina, rinvigorita e vivificata da innesti occidentali.

I commenti sono chiusi.