Svevi e Angioini

La croce di Federico II

Secondo una tradizione, ripetutamente attestata dalle fonti locali, Federico II al ritorno dalla crociata del 1228, donò al Santuario dell’Arcangelo un frammento della “vera Croce ”, incastonato in una croce di cristallo rocca. Fonti del XVII narrano che

… la sopradetta Croce né tempi dell’Imperador Federico II essendo stata rubbata, con banni Imperiali, ne fu trouato un braccio nella città d’Ariano, del qual braccio di detto Imperadore ne fè fare una Croce, che è di due palmi, nella quale di basso vi fè ponere il sacratissimo legno della Croce di N.S. la quale di presente si riserba in questa Chiesa, reliquia meravigliosa, e miracolosa, come nelle memorie antiche di questa Chiesa sta notato.”

Bacco 1629

Una seconda versione dell’episodio narra che il furto sarebbe stato scoperto e risarcito, con analoghe modalità, da Ferdinando I d’Aragona (Cavaglieri). Delle due croci attualmente conservate presso il Santuario, entrambe prive della reliquia cristologica, quella tradizionalmente nota come croce di Federico II, conservata nella “Cappella delle Reliquie”, è un manufatto di importazione del XIII, proveniente da ateliers veneziani o francesi. Dopo i danni subiti per il sacco francese del 1799, la croce ha ricevuto:

“… un non felice restauro… con l’apposizione di due sostegni in cordoncini d’argento messi a rinforzo dei bracci laterali, con la sostituzione alle antiche gemme della più puar acqua, di pietre false dai colori del topazio e del rubino e con la surrogazione di un rozzo e tozzo piede di legno a quello originario di dovizioso metallo.”

Angellis 1955-57

La base, frutto di un riutilizzo, è un’opera databile tra la fine del XVII ed i primi decenni del XVIII secolo, dovuta ad un argentiere napoletano di cultura vaccariana.

L’intervento Angioino

Tra la seconda metà del XIII e i primi decenni del XIV il complesso di San Michele Arcangelo è stato interessato da una imponente opera di trasformazione, in senso monumentale, promossa e realizzata dai sovrani angioini che avevano il Santuario sotto la loro speciale protezione.

Per volontà di Carlo I d’Angiò il collegamento tra la Grotta e il centro abitato di Monte Sant’Angelo, dominato dal gruppo di edifici attorno a Santa Maria Maggiore, venne reso più agevole ampliando e prolungando di alcune rampe la scalinata in parte già esistente. All’imbocco della Grotta verso valle fu addossata, a partire dal 1271, una navata suddivisa in tre campate voltate a crociere ogivali, che si sovrapposero alle probabili strutture di età normanna. Il portale romanico di accesso alla Chiesa venne smontato e rialzato per adeguarlo al nuovo piano di calpestio, sotto il quale scomparivano definitivamente le tracce del Santuario altomedievale.

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