Museo Lapidario

La sistemazione museale di tutto il materiale lapideo negli ambienti della cossi detta Cripta A di epoca altomedievale, è stata realizzata nei primi anni Ottanta del secolo appena trascorso, per volontà e ispirazione dei Padri Benedettini allora custodi del Santuario.

Una sistemazione che, per l’inamovibilità dei reperti, ha reso problematico l’esame e lo studio dei manufatti in fase di catalogazione, poiché l’allestimento e la successione dei pezzi nei diversi ambienti non rispecchia, in generale, precise motivazioni critiche.

Al suo interno trovano posto, insieme a numerosissime altre opere, ai resti, aquila e leggio, dell’Ambone scolpito nel 1041 dall’Acceptus, l’arcidiacono che elaborò elementi e motivi poi alla base dell’arte romanico pugliese.

Una visita fondamentale perché, come scrive Stefania Mola,

…le tante vicissitudini legate a distruzioni, saccheggi e ricostruzioni del Santuario, nonché alle diverse fasi edilizie, trovano una preziosa testimonianza proprio nei numerosissimi elementi scultorei, resti di arredo e di suppellettile liturgica raccolta ed esposti nel museo lapidario. Non mancano, nella raccolta, cospicui nuclei di testimonianze appartenenti ad insediamenti religiosi della città e del territorio circostante, tra i quali spiccano soprattutto i frammenti provenienti dalla chiesa di San Pietro e quelli del complesso monastico di Pulsano.

Un notevole numero di manufatti esposti proviene dall’area del Santuario, dagli scavi archeologici effettuati sotto il piano di calpestio della grotta, da quelli esterni (atrio, cortile), ma anche dal recupero di arredi smembrati o riutilizzati. Per alcuni di essi appare incerta l’esatta provenienza, pur consentendo di ipotizzare il medesimo contesto.

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